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Conseguenze della delocalizzazione nel settore trasporto

Conseguenze della delocalizzazione nel settore trasporto


In Italia il settore dei trasporti è un settore in salute, al centro delle dinamiche di mercato, eppure in esso agiscono spesso e volentieri anche operatori esteri, considerati vantaggiosi per i più snelli sistemi legislativo-burocratici e per gli inferiori costi fiscali. Le imprese italiane tendono a delocalizzare, per difendere la propria stabilità e risparmiare su tempi e costi. A renderlo noto è l’Ufficio Studi Confcommercio che a seguito di uno studio sulle merci in entrata e in uscita
dichiara che se nel 2005 36,9 miliardi di t–kmerano gestite da autoveicoli immatricolati in Italia, e 42,7 mld di tonnellate erano lavorate de altri Paesi, negli anni a seguire i veicoli italiani hanno perso il 23% a beneficio degli altri che guadagnano una quota di mercato di oltre il 55%.
 

Nonostante la crescita decisiva del mercato in tempi recenti, che registra un aumento di quasi 4 miliardi di euro, le imprese italiane hanno perso un valore della produzione stimabile intorno almiliardo e mezzo di euro.
Degne di merito invece le imprese dei Paesi nuovi entrati nell’Ue, la cui quota nello stesso periodo si è più che quadruplicata, con un incremento complessivo di 6 miliardi di euro.

Quali sono le principali problematiche?

Va considerato che le società italiane impiegano il 52% di tempo in più nell’organizzazione burocratica rispetto agli altri Paesi, e che la differenza tra tempo congruo ed effettivo comporta in termini di mancato fatturato a 790 milioni di euro e quindi 260 milioni in mancato guadagno.

Cosa chiede Confcommercio…
Si ritengono necessarie in prima battute modifiche al “pacchetto mobilità” presentato dalla Commissione Europea nel mese di maggio, per introdurre criteri utili all’individuazione della concorrenza sleale e del dumping sociale. Si richiede, in tema di tariffazione dell’uso delle infrastrutture, una efficiente applicazione del principio “chi più inquina più paga” agli utilizzatori, un nuovo strumento europeo per incentivare il trasporto combinato, l’attuazione della strategia organica d’intervento nel settore “Connettere l’Italia”, e infine, si richiede una coerente strategia d’attuazione del Piano nazionale Strategico della Portualità e della Logistica e della conseguente riforma della “Governance portuale” .

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